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Alla scoperta del Salento

VILLA CASTELLI  L’ALTRA TELA DEL RAGNO
ITINERARIO MUSICALE  ED ENOGASTRONOMICO
Alla scoperta del Salento

Tra il Salento e la Valle d’Itria, al centro di una grande tela musicale che abbraccia il Mediterraneo, dalla Spagna ai Balcani, dal Portogallo al Salento. Con grande senso dell’ospitalità, accoglienza e sapori autentici, Villa Castelli conquista i giornalisti nazionali ed europei ospiti di un educational organizzato dal Comune grazie al bando ospitalità della Regione Puglia e in partenariato con la rivista di turismo e cultura del Mediteraneo Spiagge diretta da Carmen Mancarella (www.mediterraneantourism.it).

Siamo sull’ultimo gradino della Murgia pugliese ai confini con la Valle d’Itria e l’inizio della pianura del Salento, in provincia di Brindisi. Qui il 17 giugno scorso è stato inaugurato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Vitantonio Caliandro il grande parco della musica: oltre un ettaro di terreno con uno spazio parco giochi per i bambini e due grandi trulli che saranno utilizzati come contenitori culturali per le attività e la diffusione della conoscenza della musica, oltre che una vasta area concerti.

Il Parco è stato dedicato a Giandomenico Caramia, un musicista del posto scomparso prematuramente, cinque anni fa, che amava definirsi il cuoco musicante e che ha rilanciato la tradizione della pizzica con l’organetto, definita l’altra tela del ragno in riferimento alla pizzica ballata nella Notte della Taranta a Melpignano tutti gli anni l’ultima domenica di agosto.

“Abbiamo realizzato un sogno”, dice il sindaco Vitantonio Caliandro. “Per noi che abbiamo conosciuto Giandomenico e condiviso la sua ricchezza musicale e il suo spessore umano è una grande emozione”.

“Sono riuscita a portare Giandomenico nella storia”, dice la sorella Rossella. “Stasera non ho parole perché vedo con commozione come lui riesca ancora a tenere insieme intorno a sé tanta gente, anche se non lui non c’è”.

Per festeggiare il grande avvenimento con un concerto sono arrivati a Villa Castelli musicisti provenienti da tutto il Mediterraneo: Jose Barros (Sintra, Portogallo) le gemelle Maika e Sara Gomes (Madrid) famose perché suonano uno strumento tipico basco, la xalaparta, Mario Salvi (Roma) che ha fondato con Giandomenico Caramia la scuola di pizzica con l’organetto ora diretta magistralmente da Antonio Palmisano, Marilena Gragnaniello, famosa per la tammurriata del Vesuvio e Mimmo Epifani di San Vito dei Normanni, dove pure c’è una grande tradizione di pizzica. Dai balcani si sono esibiti i Tukunak, Fatmir e Giovanni De Palma. Grande poi l’esibizione di Vituccio di Villa Castelli uno degli ultimi cantori autentici. Giandomenico era così pieno di attenzioni nei suoi confronti, che quando andavano insieme a Melpignano, lo chiamavano la custodia di Vituccio. Silvia Gallone, la fidanzata di Giandomenico, dalla voce vibrante e piena di pathos, ha proposto la pizzica del Gargano. Indimenticabili anche le esibizioni di  Antongiulio Galeandro, Pasquale Barletta, Gisella Di Palermo, Angelo Ignazio, Alessandro Apruzzese, Carla Albanese, Martina Dovizioso, Toni Chirico, Rino Pisani, Ciro Galeone e gli Allievi della Scuola di Musica popolare di Villa Castelli.

“Giandomenico era un grande”, ricorda Maika Gomes. “Come tutti i grandi, riusciva a realizzare cose grandi come se fossero semplici. Riusciva a riunire intorno a sé artisti provenienti da tutto il mondo e tenere unite sensibilità diverse”. Maika è così affezionata a Giandomenico che ha chiamato il suo primo bimbo come lui, Gianni!

Dopo il grande evento il prossimo appuntamento sarà l’11 e il 12 agosto a Villa Castelli con un Festival di musica popolare.

In attesa di assistere al grande Festival, si possono scoprire le ricchezze nascoste di Villa Castelli, percorrendo un itinerario che è stato già provato con successo dai giornalisti.

  • Prima tappa: il frantoio di Donato GALLONE.

Leader nella produzione di olio extravergine di oliva, Villa Castelli vanta ben dieci frantoi su appena 9.300 abitanti, in pratica ne ha uno ogni 930 cittadini, neonati compresi! Qui vengono utilizzati macchinari ad alta tecnologia che estraggono l’olio in modo meccanico con la spremitura a freddo. L’azienda Gallone esporta il suo olio in tutta Italia e in Europa e lo vende anche a rinomate aziende italiane.

  • Seconda tappa: la pasta reale. Non si può dire di essere stati a Villa Castelli se non si degusta la pasta reale, dolce con mandorle tritate e zucchero tipico della zona. La tappa golosa è nella pasticceria La Sfornata di Anna Sarcinelli, custode della tradizione.
  • Terza tappa: il vino. Immense distese di negroamaro e di primitivo, caratterizzano con gli uliveti il paesaggio di Villa Castelli. Una delle aziende che sta conquistando sempre più i mercati nazionali e internazionali è la Tenuta Giuseppe Schiena che, tra Francavilla Fontana e Villa Castelli, produce primitivo di Manduria doc e negroamaro igp. Imperdibili le etichette Impero primitivo dop e Dama rosato di negro amaro igp.

Quarta tappa: l’eccellenza italiana, “L’energia delle piante” del dottor Rossi produce integratori alimentari con piante officinali, aloe vera e aole arborescens che è, peraltro, la base di un integratore molto utile a chi è costretto a sottoporsi a chemio e radio terapia. Nell’azienda l’Energia delle piante sorgerà presto un centro benessere e un centro di Medicina olistica. Intorno alla magnifica piscina saranno ristrutturate camere, che saranno aperte all’ospitalità.

  • Quarta tappa: le eccellenze, espressione dell’Arte e del Design Italiano, che tutto il mondo ci invidia. Villa Castelli è famosa infatti anche per le aziende specializzate nella lavorazione dei marmi. Tra queste la più famosa è Marmi Strada, che ha firmato i più lussuosi alberghi costruiti negli Emirati Arabi, ma anche ville di ricchi signori a New York, Mosca, San Pietroburgo, Londra e Berlino… Qui vengono creati veri e propri capolavori in marmo che vanno dai pavimenti in mosaico ai più piccoli complementi d’arredo, dai rivestimenti per i caminetti alle colonne per le chiese!

IL SITO ARCHEOLOGICO DI PEZZA PETROSA E LA GRAVINA

Ma Villa Castelli ha ancora altri gioielli da sfoderare: a pochi chilometri dal centro abitato si trova il sito archeologico di Pezza Petrosa, un insediamento fiorito nel IV secolo avanti Cristo di cui si può visitare la necropoli con le tombe ricoperte da grandi lastroni di pietra. I corredi funerari sono custoditi nel Museo della Magna Grecia al piano terra del Comune: vasi in stile gnathia dalle tipiche decorazioni porpora su sfondo nero e le piccole statuine votive in onore della Dea Demetra che riportano al culto della Dea Madre.

Il museo custodisce anche una mostra di foto in bianco e nero che raccontano la storia del paese lunga un secolo, il XX, quando si costruì il ponte sulla Gravina e la nuova scuola elementare.

Ma chi dice Villa Castelli, dice Gravina. Al centro dell’abitato sorge la magnifica gravina, trasformata in un parco verde attrezzato grazie ad un finanziamento concesso da Unione europea e Regione Puglia. Ricorda il sindaco Vitantonio Caliandro: “Presentammo la domanda alla Regione per accedere ai finanziamenti europei e recuperare la Gravina che era diventata una vera e propria discarica. Ma la domanda ci venne bocciata. Non ci arrendemmo. Così venne a farci visita un biologo leccese, Piero Medagli, inviato dalla Regione. Tutto sembrava perduto, quando il biologo si accorse che nella nostra gravina cresceva e cresce ancora oggi un fiore raro: la campanula versicolor, presente solo in una regione della Grecia, sull’altra sponda del Mediterraneo. Per proteggere questo fiore raro, ci venne allora concesso il finanziamento! E oggi la gravina è un bel giardino parco nel cuore della cittadina”.

In periferia si può ancora ammirare la centrale idroelettrica più grande di Puglia, lambita dalla ciclovia dell’Acquedotto pugliese e le fonti del Canale Reale che sorge a Villa Castelli e sfocia nella riserva naturale di Torre Guaceto sull’Adriatico.

GALATINA le origini della pizzica. Per completare il viaggio musicale e scoprire le origini della pizzica e del tarantismo la tappa obbligata è Galatina. Il suo centro storico vi sorprenderà per la magnificenza e l’eleganza dei palazzi gentilizi dalla pietra ricamata. Il 28 e il 29 giugno, davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo si davano convegno le tarantate e i tarantati di tutta la provincia per ballare la pizzica al ritmo incessante dei tamburelli e guarire dal morso del ragno, un fenomeno in voga fino agli anni ’60, e documentato da Ernesto De Martino nel suo famoso documentario per la Rai, la Terra del rimorso. Durante tutti gli altri giorni dell’anno l’appuntamento era nella chiesetta di San Paolo, all’interno di un palazzo gentilizio, dove le tarantate o i tarantati si chiudevano all’interno per ballare e bevevano l’acqua benedetta del pozzo (cisterna) di San Paolo.

La leggenda vuole che i galatinesi siano immuni dal morso venefico del ragno, perché protetti dal San Paolo, tanto che le donne di Galatina si chiamano le spose di San Paolo. A raccontarlo è la brava guida dello Iat Angela che spiega: “Ci sono tre tipi di pizzica: la pizzica tarantata, che riguarda il morso del ragno, la pizzica d’amore o di corteggiamento e la pizzica scherma o danza delle spade che si balla la notte tra il 14 e il 15 agosto a Torre Paduli, una frazione di Ruffano, nel Salento”.

A Galatina la tappa obbligata è la Basilica di Santa Caterina d’Alessadria. Venne costruita sul finire del XIV secolo da Raimondello del Balzo Orsini che, di ritorno da una Crociata, voleva ingraziarsi i favori del Papa, diventare Imperatore, costruendo una Basilica nel pieno di una terra greca che parlava il greco, il Salento, e che seguiva il rito greco ortodosso. Raimondello non riuscì a realizzare il suo sogno perché morì giovane. Ci pensò però la sua ambiziosa moglie, Maria d’Enghien che diresse i lavori per completare la Basilica, guidò gli artisti nella realizzazione degli affreschi e arrivò  a sposare il giovane Ladislao di Durazzo, diventando imperatrice.

La Basilica è la Bibbia dei poveri: interamente affrescata da tre scuole pittoriche, la locale, la tedesca e la umbro marchigiana giottesca, racconta la vita di Maria, la vita di Gesù…riporta i volti dei Santi, molti dei quali orientali. E’ anche un po’ la Beautiful del Medioevo, perché la Regina, odiando la cognata Giovanna La Pazza, la fece dipingere nelle scene del Giudizio Universale, mentre cavalcava la Bestia dei sette peccati capitali, facendosi accarezzare da due mori! Pretese invece dagli artisti di ispirarsi al suo volto per dare le sembianze alla Madonna!

Galatina è anche famosa per il pasticciotto. E’ qui che è nato nel ‘700 il dolce più gettonato del Salento: pasta frolla ripiena di morbida crema che si può degustare nella pasticceria Eros di Luigi Derniolo, accompagnandolo con caffè il ghiaccio con latte di mandorla, anche questo inventato nel Salento.

Luigi Derniolo è anche presidente dell’Associazione pasticcieri salentini, che ha censito ben 19 dolci tipici, la più alta concentrazione di dolci in Italia! Solo Galatina ne ha ben tre: con il pasticciotto ci sono anche il tipico gelato la Mafalda e l’Africano, a base di tuorlo d’uovo e zucchero cotto al forno!

ORIA. Squillano le trombe, rullano i tamburi, Oria si prepara a festeggiare la 51ma edizione del Torneo dei Rioni l’11, 12 e 13 agosto prossimi. Escluse le feste di tradizione, è l’evento più longevo del Salento! I quattro tornei Lama, Giudeca, Castello e San Basilio si sfidano in giochi medioevali per ricordare l’arrivo in città di Federico II e della sua corte, avvenuto realmente nel 1225. L’imperatore attese infatti a Oria l’arrivo della sua sposa Jolanda di Brienne, in viaggio da Gerusalemme, che aveva già sposato per procura. Il matrimonio si sarebbe poi celebrato nel Duomo di Brindisi, nel dicembre successivo.

Nell’attesa della sposa Federico II indisse il Torneamento dei Rioni, che oggi gli abitanti festeggiano in grande non solo con le sfide, alla conquista del Palio, ma anche con una grande sfilata che coinvolge per tutto il centro storico ben 800 figuranti, che sfilano con gli sbandieratori al ritmo delle trombe dei tamburi e con gruppi che ripropongono la musica medioevale.

Ad annunciare le novità del Torneo sono stati in conferenza stampa il presidente della Pro Loco, Pino Malva con i componenti del direttivo: Simona Micelli, Andrea Armiento, Lucio Epifani, e Francesco Guicciardini.

Il Torneo viene organizzato in in grande stile tanto che arrivano anche figuranti da Cinecittà.

In attesa di assistere agli eventi, ci si può soffermare a visitare la bella città, un borgo medioevale arroccato su una collina all’ombra del grande castello svevo abitato da Federico II e dove fiorì anche la civiltà ebraica, nell’omonimo quartiere fino all’800.

Ristrutturata piazza Lorch, Oria ha scoperto nei sotterranei della città una grande necropoli messapica, oggi visitabile,. Poco distante nel cuore del centro storico c’è da ammirare il nuovo Museo comunale dei Messapi, inaugurato da poco a Palazzo Ramires. La maggior parte dei reperti proviene dalle tombe scoperte nel centro storico, ma anche nella grotta di Monte Papalucio dove le donne si dedicavano ai culti in onore delle Dee, Demetra, Proserpina e Afrodite, di cui sono state trovate numerose statuette, oggi in mostra assieme a pregiati corredi funerari.

 

IL RICHIAMO DEL MARE. L’estate incalza e nel Salento è d’obbligo un tuffo nei suoi splendidi mari. Villa Castelli è più vicina alla costa jonica. Sosta dunque nella meravigliosa spiaggia di Torre Colimena, marina di Manduria. Torre Colimena è tra le torri cinquecentesche meglio conservate del Salento. Ce ne sono una ogni tre chilometri e vennero volute da Carlo V per proteggere le coste dall’invasione dei turchi dopo la presa di Otranto, avvenuta nel 1480.

La morbida spiagga si incastona tra le dune a ridosso delle Saline dei Greci, saline che sono state utilizzate fino al ‘600 dai monaci e che oggi sono rifugio di fenicotteri rosa, lungo le loro rotte migratorie. Torre Colimena e le Saline sono state dichiarate dalla Regione Puglia Parco regionale protetto.

Poco più a sud, e sempre all’ombra di un’altra torre di guardia, ecco la spiaggia di Torre Lapillo. Qui ci tuffiamo nelle splendide e cristalline acque che lambiscono il Lido La Pineta dove si può stare al mare tutto il giorno grazie al servizio ristorante. Frittura di pesce, insalata di mare, spaghetti allo scoglio, pizze cotte al forno di pietra e piattoni di frutta fresca. Il tutto condito da buon vino fresco del Salento. Per non farsi mancare proprio nulla.
www.mediterraneantourism.it       [email protected]                           Carmen Mancarella

Torre dell’Orso, 26 giugno 2017